Sia mio padre che il padre di mio marito sono entrambi morti per un tumore, conosco quindi le sensazioni e le emozioni che si provano nel momento in cui una diagnosi si trasforma in una sorta di sentenza che, per alcuni, pesa troppo per essere comunicata ai figli e s’innescano così i meccanismi della menzogna difensiva o della negazione in ogni suo aspetto psicologico.

Un evento che può essere effrattivo nella vita di una famiglia, non solo per la paura scaturita nell’immediatezza della diagnosi quanto da quel “durante la malattia” con le cure e le speranze, fino al terrore del “dopo la malattia” stessa, con il vuoto da elaborare per tutti i familiari superstiti.

Se la coppia di genitori è capace di sostenere e gestire quanto sopra non sempre lo sono i figli minori, ragione per la quale emerge la richiesta per comprendere cosa dire e come dirlo ad un bambino delle elementari e ad una ragazza appena entrata alle superiori, giovanissimi quindi e non certamente pronti ad affrontare una malattia del genere o in grado di sostenere la sola ipotesi di poter perdere il padre.

Nessuno è preparato a questo, come tutti noi neghiamo che possa accadere tanto che siamo spinti a nemmeno parlare di simili cose, però accade e vi sono delle madri talmente forti da aver subito compreso il significato, qui ed ora, di una malattia che indipendentemente dagli anni di sopravvivenza, rappresenta nella sola diagnosi un vero e proprio trauma.

Ognuno di noi interpreta la morte in base alla propria filosofia di vita, alla fede o semplicemente la ignora e non occorre sempre avere le risposte giuste o sapere come affrontare l’ignoto.

In questo caso vi sono due figli che da qualche settimana hanno percepito un cambiamento nel clima relazionale della famiglia, il padre si assenta per qualche ora e torna stanco, a volte con un colorito molto rosso in viso, altre volte con la faccia gonfia, indossa spesso un cappellino come mai prima aveva fatto ed ha ridotto i momenti di gioco e di sport perchè sembra stancarsi subito.

Non è semplice per la madre continuare a far finta di nulla o sperare di camuffare il peso emotivo con delle risate, diverse da prima, chiedendomi un consiglio su come poter comunicare ai figli che il loro padre ha contratto una brutta malattia, di quelle che fanno realmente paura e lasciano spazio ai soli tempi statistici di sopravvivenza nella speranza di nuove cure o dei risultati della Ricerca.

Naturalmente dipende molto dalla struttura relazionale della famiglia e dal linguaggio comunicativo tramite il quale si esprimono le loro emozioni ma, in ogni caso, la realtà semplice e “stretta” è sempre la migliore formula senza troppi giri di parole e, soprattutto, evitando la vittimizzazione con il vittimismo, perchè è un evento purtroppo diffuso e non ha mirato “quel padre” per ragioni particolari oltre gli indici di rischio che possono esservi.

“Papà è malato ed ha bisogno di tutti noi”. Ognuno con le proprie risorse e senza cambiare di una virgola la propria vita, i propri impegni, le proprie speranze e gli obiettivi scolastici; spiegando quel “bisogno” nella sola comprensione del cambiamento che la malattia e le cure possono imporre nel padre, nel suo umore, nella sua dinamicità, nella sua apparente ridotta voglia di vivere o, in alcuni casi, insorgente passione per la vita che rimane da vivere.

Perchè il malato oncologico prende coscienza del prima e del dopo, concentrandosi nel durante la malattia anche estraendo da sè delle risorse residue tali da trasformare un evento brutto in un cambiamento dello stile di vita in modo positivo e propositivo per il futuro dei figli e della famiglia.

Che la morte ci colga vivi quindi, mai rassegnati ad una fine che è parte della vita stessa, alla quale dare un senso ognuno come desidera e, personalmente, posso solo suggerire di offrire ai figli le opportunità delle emozioni che i genitori sanno donare e trasmettere, senza autocommiserazioni di sorta o vittimismi sterili.

I due ragazzi hanno solo bisogno del coraggio delle emozioni dei loro genitori, per osservare poi quanto coraggio sapranno loro stessi offrire al padre, anche nei momenti in cui la malattia potrà dominare.

L’amore è ciò che unisce una famiglia, la morte può solo distaccare le persone, e niente altro.

Sara