Ricevo la richiesta da parte di una madre disperata perchè i suoi due figli sembrano non ascoltarla più e “fanno come gli pare a loro” tanto da mandarla in crisi per ritrovarsi a litigare ogni giorno.

Che fare quindi quando perdiamo il polso nei confronti dei figli, iniziando a domandarci se occorre avere “polso” con loro e le ragioni per le quali si perde la comunicazione, oppure più semplicemente il controllo.

Partiamo dal presupposto che una volta giunti all’età pre-adolescenziale ed adolescenziale in particolare, l’ascolto da parte dei nostri figli perde il suo valore comunicativo inteso come rapporto diretto ed assume solo un residuale bacino di riferimento per quei ragazzi che si affacciano alla loro autonomia, bombardati da tutto quello che la loro evoluzione gli propone sia come impulsi sessuali che sotto il profilo del bisogno di identificarsi oltre i confini genitoriali.

Compreso questo, capiamo le ragioni per le quali sembrano non ascoltarci più.

Non vuol dire che non sentono quel che gli diciamo oppure che hanno troncato i rapporti con i genitori, sono solo protesi verso la loro vita, nel loro linguaggio spesso gergale tipico delle nuove generazioni, verso i loro sogni futuri, le loro passioni a breve termine, verso la coltivazione di quegli interessi invece più a lungo termine come lo sport o l’arte o mille altre cose verso le quali dedicano il loro tempo e le loro attenzioni senza più la necessità di avere i genitori accanto o, più frequentemente, addosso.

Niente di diverso da quello che tutti noi abbiamo affrontato nel corso della nostra crescita, con modi e tempi differenti, con risorse forse minori rispetto a quelle dei nostri figli ma, in ogni caso, con la stessa spinta verso un miraggio di autonomia interpretando perciò anche i buoni consigli di babbo e di mamma come delle sbarre dalle quali evadere.

Perchè andare in crisi? Perchè litigare? Perchè imporre loro dei doveri più utili a contenere le nostre paure e le nostre ansie?

Se abbiamo fatto un buon lavoro durante la loro infanzia, inteso come aver strutturato un rapporto di fiducia e di rinforzo in favore dei figli, i ragazzi ora apparentemente ribelli hanno già tutto quello che gli occorre ascoltare e non dobbiamo far altro che osservarne la crescita ed eventualmente consigliarli di volta in volta, anche in modo indiretto, per non cadere nelle trappole dell’immaturità adoelscenziale oltre la misura di quanto è giusto lasciarli sbagliare, sperimentare, comprendere per conoscersi e riconoscersi, anche in quanto gli abbiamo trasmesso in termini di valori e di relazione.

La madre che mi chiede aiuto non deve quindi pensare di essere stata abbandonata o cancellata dai suoi figli, ma imparare ora ad essere la madre di due ragazzi che si affacciano alla loro vita e, non più, alla vita indirizzata dai genitori e, se si rilassa e li osserva, comprenderà che i suoi figli rispettano i suoi valori ma con un linguaggio comunicativo diverso e con le loro specifiche dinamiche caratterizzate dalla età e dal periodo generazionale, il loro periodo.

Questo naturalmente in assenza di quegli eventi traumatici che possono accadere proprio durante la prima adolescenza e la piena adolescenza, sia di natura emotiva relazionale che purtroppo chimica, laddove il pericolo delle dipendenze è una minaccia reale.

Pericoli che nessun controllo e nessuna forma di iper-protezione genitoriale, nessuna imposizione di doveri e regole così punto e basta, nessun disperato ricatto morale oppure il sequestro dei telefonini e le punizioni varie potranno ridurre, ecco i motivi per i quali è importante strutturare, prima, una buona comunicazione con i nostri figli.

Fare ora gli “amici” dei nostri figli adolescenti, ovvero la madre ed il padre che ascoltano in modo aperto e moderno, pronti a parlare anche di quello che per i nostri genitori era tabù, non significa nulla se non crediamo realmente nelle loro capacità di autonomia, al massimo vi è il consenso per non manifestare il dissenso sapendo che è del tutto inutile farlo o è addirittura propulsivo verso i loro errori “di stomaco”.

I genitori sono genitori, i nostri figli ci vedono come tali, sempre, non come amici. E’ del tutto inutile rincorrerli nella loro crescita, possiamo solo accompagnarli restando in punta di piedi nella loro vita senza trascurarli naturalmente, proprio perchè restano dei ragazzi in evoluzione e vulnerabili ai tanti cattivi maestri in ogni loro forma.

Noi genitori, disperati o meno, abbiamo la consapevolezza che lo siamo sin dal concepimento e come tali siamo gli educatori dei nostri figli, non siamo degli addestratori di bambini e di adolescenti ma il loro primo stadio educativo, il loro primo esempio, il loro primo riferimento del giusto e dello sbagliato sapendo che i nostri figli giunti ad una certa età supereranno i confini di ciò che è giusto e sbagliato per noi genitori, e affronteranno i loro confini in tal senso, i quali non debbono essere i nostri imposti schemi mentali in cui imprigionarli per paura di perderli.

Quindi, cara madre che mi chiede aiuto, sappia che se ha strutturato un rapporto con i suoi figli sin da piccoli, con un linguaggio comunicativo, emotivo e relazionale degno e privo di ipercontrollo o prevalente presenza, dovrà solo accompagnare i suoi ragazzi verso la loro crescita restando quell’importante riferimento che per loro rappresenta, anche in termini di conflitto adolescenziale sano, pur in assenza di una comunicazione tra i suoi figli e lei.

Se, invece, il rapporto ed il linguaggio intra-familiare è sempre stato povero di quella ricchezza educativa e ricco del solo addestramento, non potrà che assistere al risultato di ritrovarsi a rincorrere i suoi figli, resi incapaci di riconoscersi oltre i doveri imposti e, perciò, confusi anche di fronte alle regole della stessa adolescenza. Ma si può sempre imparare a raggiungere il corretto equilibrio sapendo porsi in discussione ed iniziando a ridurre i toni, le dita puntate e le tipiche dinamiche del conflitto e per questa ragione il lavoro di noi professionisti è importante.

La tolleranza, la comprensione, la capacità di saper gestire le frustrazioni è la forza che i nostri ragazzi ci chiedono, non il rinfresco del conflitto che loro stessi vivono e non sempre sono in grado di tollerare, manifestando così la loro giusta immaturità tipica della evoluzione anche tramite le cattive risposte, la maleducazione apparente, la distanza fisica e relazionale e gli altri tipici indici di chi ha bisogno di capire sia che cosa affronta nel cambiamento che avverte che le difficoltà del proprio vivere quotidiano.

E’ importante saper porre dei confini a noi stessi, noi genitori, sapendo quello che sappiamo tollerare rispetto al contrario, valutando se questi stessi confini sono compatibili con il quotidiano crescere, e cambiare, dei nostri figli.

Non deve questa madre riconquistare il controllo dei suoi figli, ma imparare ora, lei, ad ascoltarli per sentire la loro voce, anche priva di un immediato significato ma importante in tutti i sensi perchè il suo ascolto, anche manifestato tramite la tolleranza, rappresenta la sua presenza, la sua identità, la sua voce.

I genitori non debbono avere delle certezze dai loro figli, ma donarle, sempre.

Sara